Opzioni farmacoterapeutiche per il trattamento
del dolore osteoarticolare nell’era post-MEDAL
Recensione della relazione presentata dal Prof. Giovanni Minisola,
della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione
“San Camillo” di Roma
Dati epidemiologici riportano che i pazienti con malattie reumatiche necessitano di un trattamento sintomatico antinfiammatorio a lungo termine; infatti, in presenza di una sintomatologia associata a patologia reumatica, sia essa infiammatoria che degenerativa, il trattamento a lungo termine presenta il vantaggio di controllare più efficacemente e in modo più duraturo la sintomatologia dolorosa e la flogosi, di ridurre il numero e/o della severità delle riacutizzazioni flogistiche, di conservare la funzionalità articolare, di attenuare la portata degli effetti globali indotti dalla malattia e, infine, di migliorare la qualità di vita del paziente.
Tra i farmaci in uso corrente nel trattamento a lungo termine delle patologie reumatiche si possono annoverare gli analgesici (paracetamolo, tramadolo, oppioidi maggiori, analgesici topici, ecc), i FANS tradizionali e i Coxib.
I farmaci scelti sono solitamente gli anti-infiammatori non steroidei tradizionali (FANS), che tuttavia, sono gravati da un rischio di complicanze gastrointestinali e cardiovascolari a volte anche gravi, sebbene il danno gastrointestinale sia quello più frequentemente associato con l’impiego di questi farmaci.
L’immissione in commercio dei Coxib, nonostante le evidenze di eventi avversi cardiovascolari in pazienti a rischio, ha comunque modificato sensibilmente l’approccio terapeutico alle malattie osteoarticolari, grazie alla indiscutibile minore gastrolesività di questa classe di farmaci.
I Coxib sono, tuttavia, molecole che hanno strutture e vie metaboliche differenti e, pertanto, non possono essere considerati tutti simili; numerosi studi ne hanno infatti messo in evidenza le diversità sia farmacologiche che cliniche.
Tra i Coxib, anche alla luce delle recenti acquisizioni ottenute con lo studio MEDAL, l’etoricoxib merita una approfondita analisi della sua efficacia, in quanto, se nello studio MEDAL gli sperimentatori hanno sancito la non inferiorità dell’efficacia di etoricoxib rispetto a diclofenac nell’osteoartrosi e nell’artrite reumatoide, alcuni studi ne hanno dimostrato la superiorità rispetto ai FANS tradizionali anche in altre patologie di pertinenza osteoarticolare, sempre ferma restando la superiorità in termini di tollerabilità gastrointestinale.
Vengono qui riportati i risultati di alcuni studi che dimostrano la superiorità di efficacia di etoricoxib vs altri FANS.
Il primo, condotto su 805 pazienti con artrite reumatoide trattati per 12 settimane con etoricoxib, naprossene o placebo, ha confermato la superiore efficacia di etoricoxib nella riduzione del dolore rispetto a naprossene (Figura 1 e 2).
Un altro studio, condotto su oltre 270 pazienti con osteoartrosi, trattati per 52 settimane con etoricoxib, diclofenac o placebo supporta ulteriormente la superiorità in termini di efficacia e rapidità di effetto antalgico di etoricoxib; infatti, come si può notare dalla figura 3, etoricoxib, a 6 settimane dalla randomizzazione, manifesta un più rapido effetto antalgico.
Altra condizione nella quale etoricoxib è stato studiato e validato è l’artrite acuta gottosa. In due studi, condotti rispettivamente su 150 pazienti (studio 1) e su 184 pazienti (studio 2), trattati in entrambi i casi per 8 giorni, etoricoxib ha dimostrato una rapida efficacia rispetto al FANS di confronto (indometacina) e, al termine, una percentuale di pazienti liberi dal dolore sovrapponibile a quella riscontrata con indometacina. (figura 4 e 5)
Oltre a queste indicazioni, etoricoxib è stato studiato anche in altre manifestazioni dolorose quali la spondilite anchilosante risultando superiore a naprossene, oppure il low back pain dimostrandosi sovrapponibile per efficacia al diclofenac.
Inoltre, etoricoxib è stato studiato anche nella dismenorrea, assicurando un’analgesia rapida e sostenuta superiore al placebo e paragonabile a quella ottenuta con naprossene. Altre situazioni cliniche singolari nelle quali etoricoxib ha confermato la sua efficacia sono state l’artropatia emofilica, la colecistectomia per via laparoscopica, la acromioplastica per via atroscopica, e, infine nel trattamento del dolore post-estrazione dentale.
In conclusione, etoricoxib si è dimostrato un farmaco efficace e tollerato non soltanto nelle indicazioni tradizionali, ma anche in altre indicazioni che aprono nuove prospettive di impiego di etoricoxib in patologie caratterizzate dal dolore e, grazie al suo ottimale profilo di efficacia e tollerabilità, può essere utilizzato nel trattamento a lungo termine delle patologie osteoarticolari.

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