Strategie di trattamento delle lesioni cartilaginee
in atleti professionisti: ripristino sportivo sul campo
F. Tencone
Isokinetic Sport Rehabilitation Network, Torino
Vi è ampio consenso sul fatto che un programma di riabilitazione appropriato costituisca un elemento cruciale per ottenere il recupero funzionale dopo una lesione cartilaginea sportiva. Malgrado il miglioramento delle procedure di trattamento, le lesioni alle cartilagini articolari necessitano comunque di tempi lunghi per il recupero, ritardando notevolmente il ritorno allo sport competitivo. Poiché esiste il rischio di danneggiare la riparazione con carico inappropriato dei tessuti guariti, il ritorno ad attività ad alto impatto come calcio, rugby, pallavolo, basket e arti marziali è raccomandato dopo 12-18 mesi.(1)
La difficoltà di capire lo stadio della maturazione del trapianto nel corso del tempo e la mancanza di evidenze sulla riabilitazione nell’ambito delle procedure di riparazione delle cartilagini, provoca riluttanza ad esercitare forze deleterie e ciò può condurre all’insuccesso dell’innesto. Inoltre, tale timore e la scarsità di terapisti esperti in questo campo possono risultare in una riabilitazione eccessivamente cauta.
Diversi studi hanno evidenziato l’influenza positiva degli esercizi sulla guarigione dei danni alla cartilagine articolare e hanno dimostrato che l’allenamento fisico migliora i risultati a lungo termine dopo i trattamenti alla cartilagine.(2) Di conseguenza, l’effetto positivo di una corretta riabilitazione per favorire la guarigione della cartilagine suggerisce un potenziale per un ritorno “accelerato” ai livelli dell’attività precedente.
Le fasi finali della riabilitazione degli atleti che precedono il ritorno allo sport devono essere eseguite in un campo di riabilitazione specializzato (OFR: on-field rehabilitation, riabilitazione sul campo), sotto il controllo di specialisti OFR. Durante l’OFR, l’atleta infortunato viene considerato nella sua totalità, con un approccio multidisciplinare, volto a ottenere il miglior recupero funzionale possibile.
I criteri per poter avviare l’OFR sono: assenza di dolore o dolore minimo (VAS <3/10), infusione minima (grado 0 o 0/1+), ROM completo e differenza picco massimo di forza tra gli arti <20%, a seguito di test isocinetico. I pazienti devono altresì essere in grado di correre sul tapis roulant a 8 km/h per più di 10 minuti. L’inizio dell’OFR e la progressione del carico sono quindi basati su criteri piuttosto che basati sul tempo, tenendo conto delle differenze chirurgiche e interpersonali. Tale strategia sottolinea uno dei temi principali della riabilitazione sportiva, ovvero sono i criteri oggettivi, in luogo di specifiche tabelle di marcia, che dovrebbero guidare i processi decisionali nella riabilitazione.(3)
L’OFR deve essere orientata specificamente allo sport, affinché l’atleta possa raggiungere il recupero funzionale delle specifiche tecniche sportive e ritornare alla sua squadra e alle competizioni. Durante l’OFR l’atleta deve anche dedicare sessioni specifiche per l’esecuzione di esercizi cardiocircolatori e respiratori e controllare l’eccesso di grasso corporeo. L’obiettivo di questa fase è mantenere una buona qualità di vita e prevenire il rischio di reinfortunio. ■

Figura 1 - Nel percorso riabilitativo orientato all’obiettivo, la transizione da uno stadio al successivo è consentito quando l’obiettivo dello stadio è raggiunto senza dolore, gonfiore o effusione intra- o extra articolare. Se il paziente riporta uno o più di tali sintomi la riabilitazione ritorna allo stadio precedente (linee tratteggiate).(3)
Bibliografia
1. Hambly K, Bobic V, Wondrasch B. Autologous chondrocyte implantation postoperative care and rehabilitation: science and practise. Am J Sports Med 2006; 34:1020-38
2. Mithöfer K, Peterson L, Mandelbaum BR. Articular cartilage repair in soccer players with autologous chondrocyte transplantation: functional outcome and return to competition. Am J Sports Med 2005; 33:1639-46
3. Creta D, Della Villa S, Roi GS. Rehabilitation after arthroscopic autologous chondrocyte transplantation with three dimensional hyaluronan-based scaffolds of the knee. In: Brittberg M, Neher S, Marcacci M, Zanasi S, Cancedda R (Eds). Basic science, clinical repair and reconstruction of articular cartilage defects: current status and prospects. Timeo Editore, Bologna 2006, pp. 677-684
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