Le richieste della persona comune
S. Respizzi, G. Galimberti
Dipartimento di Riabilitazione e Rieducazione Funzionale, IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Milano
Per rispondere alla domanda del paziente, è necessario fare un passo indietro e chiedersi: com’era, ieri, il percorso riabilitativo di un operato di protesi di ginocchio?
• Le risorse erano limitate
• L’iter riabilitativo era attuato con lentezza.
• Era normale una maggiore invasività chirurgica.
• Le attese del paziente erano sicuramente minori.
Oggi invece: “the objective of TKA surgery is to provide the patient with a pain-free, well-aligned and stable knee joint whose function approaches that of a normal knee” (Brander, 2006).
L’affermazione della collega americana evidenzia finalmente come l’aspetto funzionale sia ormai considerato decisivo nel successo di una protesizzazione.
Da questi presupposti, possiamo chiederci: com’è, oggi, il percorso riabilitativo di un operato di protesi di ginocchio?
Dalla parte del medico:
• Maggiori disponibilità di risorse umane e di struttura
• Ridotta invasività chirurgica: maggiore sicurezza
• Migliorie tecniche nella protesica: maggiore durata dell’impianto
• Sviluppo di lavoro in squadra (team chirurgo/riabilitatore)
• Migliore preparazione e consapevolezza
• Protocolli riabilitativi meglio definiti
Ancora più importante, se parliamo di funzione, è chiedersi, com’è, oggi, dalla parte del paziente?
Rispetto a ieri non è cambiato nulla! Decide di farsi operare per:
• Togliere il dolore
• Recuperare la funzione
Tutto il resto non conta, i tecnicismi chirurgici non lo riguardano. È sempre più importante la corretta comunicazione con il paziente, in particolare sui suoi obiettivi che devo essere ascoltati e condivisi.
La tabella 1 mostra le risposte a un questionario somministrato a cinquanta pazienti ricoverati consecutivamente nel 2008 presso il Dipartimento di Riabilitazione dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. Com’è possibile notare si tratta di un plebiscito a favore del controllo del dolore e della ripresa del cammino. Da notare inoltre come circa il 4% dei pazienti auspichi il ritorno alla pratica di attività sportive.
A questo punto è indispensabile introdurre il concetto di Qualità intesa come capacità di soddisfare le attese del paziente. È il rapporto tra ciò che si fa e ciò che è atteso.
L’impegno nei confronti della qualità attesa ci deve portare a sviluppare la cosiddetta Alleanza terapeutica, cioè quella stretta condivisione di obiettivi e azioni che portano il paziente al massimo recupero funzionale possibile.
Nell’ultimo decennio la medicina ha intrapreso un percorso che ha riportato il paziente al centro del processo terapeutico. Si è passati da una medicina centrata sulla malattia (disease centred) a una medicina centrata sulla persona (patient centred). Ecco quindi come porre diagnosi di malattia, non deve solo portare a impostare una corretta terapia, ma, nel contempo, deve farci confrontare con il vissuto del paziente.
Presso l’Istituto Clinico Humanitas è stato sviluppato un percorso di cura integrato con le Unità Operative di Ortopedia al fine di garantire, nella stessa struttura, la miglior e più efficace possibilità terapeutica possibile.
In conclusione, alla domanda iniziale sarà data una risposta così articolata:
• Ascoltare e assecondare le esigenze del paziente.
• Definire attentamente con il chirurgo un corretto percorso terapeutico.
• Condividere con il paziente gli obiettivi del team riabilitativo.
• Puntare a un precoce recupero delle ADL.
• Motivare il paziente all’indipendenza.
• Recuperare al massimo la funzione.
• Consigliare al paziente la pratica di attività sportive a basso impatto. ■

Bibliografia
1. Brander V, Stulberg SD. Rehabilitation after hip- and knee-joint replacement. An experience- and evidence-based approach to care. Am J Phys Med Rehabil. 2006; 85(11 Suppl): S98-118.
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